Costruire introverso

Esiste il modo di mettere un punto definitivo, che non sia soltanto dipendente dal gusto personale, alle infinite discussioni tra i sostenitori del cottage e dell’architettura rurale, che si ritengono depositari del concetto di relax e benessere, e coloro che, nel senso futuristico del temine, concepiscono la vita soltanto come cittadina, vissuta ad alte velocità e si affidano fideisticamente all’openspace come unica, possibile interpretazione architettonica del presente? Per trovarlo, questo punto, sarebbe il caso di spostarsi nel padovano, ad Albignasego, dove l’architetto Paolo Palmas ha progettato CASA R, una costruzione “introversa”, con la quale ribalta il luogo comune dell’abitazione affacciata sulla via principale e cementifica il legame tra contesto urbano e campagna. L’abitazione si trova proprio “sul limitare”: da una parte la strada a grande scorrimento, simbolo della vita cittadina e della velocità che caratterizza il presente; dall’altra una sconfinata distesa di terreni plasmati soltanto dal tempo. E, nel mezzo, uno sguardo di forma piena e cemento, che, a ben vedere, altro non fa che unire gli opposti. Linee semplici, le cui intersezioni e rotazioni sono prepotentemente sottolineate dall’uso di materiali che al di là del loro significante, scolpiscono nel paesaggio anche il loro intrinseco significato. Muratura intonacata, cemento armato e la trasparenza del vetro. Il tutto a sottolineare, anziché smussare, gli angoli vivi e le differenze facendone però un luogo di passaggio: chiuso e massiccio sul lato nord che affaccia alla strada, leggero e completamente aperto a sud dove il parco e la campagna vengono sfruttati come spazi vitali. Il corpo di fabbrica principale è a due piani in muratura intonacata a due falde, il metodo tradizionale che si usa per proteggere gli spazi abitativi privati; il volume esterno in cemento armato pigmentato con ossidi di ferro avvolge invece soltanto il primo piano e si estende oltre dando vita ad un portico delimitato dalla geometria, ma aperto sulla campagna. Il bianco ottico del corpo principale s’incastra così, di traverso, nel rosso profondo dell’involucro e l’intercapedine che li divide diventa un barco perfetto, ambiente che caratterizza per tradizione l’architettura rurale delle ville venete separando gli spazi dedicati al lavoro da quelli padronali. In questo modo Palmas inserisce nel progetto un elemento di continuità con la storia del territorio e dell’architettura rurale e, contemporaneamente, tenta l’estremizzazione di tali spazi per adattarli ad un personalissimo concetto di modernità che si rivela nelle geometrie secche e negli interni. Lungo il lato nord, infatti, quello affacciato sulla strada, sono stati inseriti, proprio nel barco, gli spazi di servizio della casa. Lungi dall’essere un mero omaggio alla tradizione architettonica di stampo palladiano, l’architetto ha sviluppato in questo modo una soluzione molto originale per l’edificio: autorimessa, lavanderia e tutte le stanze di servizio contribuiscono a formare una barriera acustica che protegge la privacy degli ambienti abitativi rivolti, invece, verso sud. Da questo lato, generose vetrate aprono l’abitazione verso il paesaggio mentre la struttura in cemento senza pilastri, dà vita ad una specie di spazio contemporaneamente aperto e protetto. Infine la plasticità geometrica del portico, delineata anche dal camino in cemento che vuole una volta di più sottolineare l’appartenenza di questa struttura ad una tradizione rurale rivista e corretta, ripara gli ambienti dalla luce più violenta in estate e permette il riscaldamento passivo degli spazi d’inverno: tutto funziona secondo i più moderni concetti di bioedilizia.

Testo di Francesca Fortuni
Foto di Vito Corvasce