Attilio Giaquinto - G*AA - Rinnovare la storia

Rinnovare la storia

Ristrutturazione e riammodernamento di uno storico hotel milanese di pregio Il nuovo hotel Manin di Milano: luce, natura ed armonia

Nel cuore di Milano, proprio di fronte ai giardini pubblici dedicati ad Indro Montanelli, si trova l’hotel Manin, struttura alberghiera di tradizione centenaria molto nota in città. La storia dell’Hotel è da sempre legata a quella del capoluogo lombardo: già nel XIX secolo si trova traccia di una casa con uso albergo sita in contrada della Cavalchina, l’attuale via Manin. La gestione dell’immobile passa alla famiglia Colombo, quando Giannino e sua moglie Carlotta lo acquistano nel 1904: ancora oggi gli eredi lo gestiscono. Questo retaggio storico rappresenta un valore non indifferente nella Milano dei nostri giorni e rende il Manin uno degli ultimi esemplari di albergo milanese di categoria superiore ancora a conduzione interamente familiare. Per la ristrutturazione dell’edificio, la riorganizzazione e razionalizzazione della sua facciata esterna e dei suoi spazi interni, reception, bar ed area lounge, ristorante e sale conferenze, la proprietà si è rivolta nel 2010 allo studio torinese G*AA, fondato da Attilio Giaquinto. La filosofia dello studio si è sposata perfettamente con le richieste degli imprenditori e la sintonia delle parti ha dato origine ad un progetto di architettonica eccellenza rispettando tempi e costi. Per ottimizzare l’importante lavoro di ammodernamento e non incidere sull’attività, mai interrotta, dell’albergo, il progetto è stato suddiviso in sette fasi, le quali sono state portate avanti durante i periodi di chiusura: ventotto giorni all’anno, nel mese di agosto. I materiali impiegati sono stati pietra, pelle, vetro, moquette, carta da parati sapientemente disposti per creare un ambiente elegante, caratterizzato da colori e giochi di luce. (Nella hall si è scelto di disegnare una parete curva, riproponendo lo stesso disegno utilizzato anche sul vetro della parete del lounge); mentre per il volume del bar è stato scelto il colore verde, che rimanda al parco sul quale il Manin si affaccia. Gli ospiti possono muoversi tra il ristorante e le sale conferenze grazie ad un lungo corridoio finestrato. La sala ristorante è stata impreziosita da una innovativa parete vegetale, che crea un’apprezzabile continuità tra interno ed esterno. Tutti gli arredi sono stati realizzati su misura negli spazi comuni e nelle camere, così da razionalizzare al meglio gli ambienti e grande importanza è stata data all’illuminazione, per conferire ai volumi ed agli spazi dell’albergo un’identità ben caratteristica e unica. Eleganza e raffinatezza non hanno mai pregiudicato funzionalità e praticità, motivo per cui il Manin si rivela essere un hotel estremamente versatile. Durante la prima fase è stato ristrutturato il piano terra; gli interventi alla reception, al bar e all’area lounge sono stati completati durante questo periodo. La definizione degli spazi tramite cambiamenti cromatici e la rimodulazione degli ambienti, ora con forte permeabilità verso l’esterno, sono la traccia di questa ristrutturazione. Nel corso della seconda fase si è intervenuti sul ristorante e sulle sale riunioni. Lo spazio è stato qui razionalizzato con il chiaro obiettivo di modulare l’ambiente in funzione dei meeting che la struttura ospita. Le sale riunioni sono estremamente flessibili, tutte dotate di pareti attrezzate che celano una serie di partizioni scorrevoli. La terza fase dell’intervento ha riguardato camere e suites all’ultimo piano, per una superficie di circa 400 mq. Le fasi successive hanno riguardato le altre camere della struttura, le quali sono state rinnovate e la pianta dell’hotel, che è stata rivista e ridimensionata per aumentare il numero dei posti letto disponibili. I lavori di ammodernamento durano ormai da 7 anni e hanno coinvolto un centinaio di camere: l’estate 2018 vedrà la ristrutturazione delle restanti 22 camere e il prossimo anno inizierà il progetto di sopraelevazione dell’hotel che aggiungerà altri 1.000 mq a questa gemma nel cuore di Milano.

Testo di Mattia Mezzetti
Foto di Vito Corvasce