L'aura dal moderno al tardo moderno

Ho sempre pensato che l’architettura e più in generale l’urbanistica fossero media di comunicazione spuri. Ho sempre pensato che quel che vediamo non colpisce solo il nostro occhio (non è solo immagine) ma ci trasferisce informazioni, sentimenti, emozioni in modo più o meno esplicito o nascosto. Appena pochi anni fa si parlava di società dell’immagine e oggi di società del web 2.0 o 3.0 o del clouding computing (una nuvola virtuale dove è possibile spostare l’informazione alla quale accedere da ogni luogo in cui ci troviamo). L’informazione o l’iperinformazione virtuale o reale che dir si voglia ha, oggi, come protagonisti i social media da Facebook a Twitter passando per Youtube, eccetera. Tutto ciò non ha sostituito l’immagine ma l’ha trasformata, l’ha resa per esempio visibile in 3D. Naturalmente anche l’architettura non è estranea a questa trasformazione e continua a essere uno straordinario medium di comunicazione. Le immagini assieme agli spazi delle città, e non solo - come le loro rappresentazioni - continuano a raccontarci e a darci emozioni. Tutto ciò è ormai fruibile a tanti. Partiamo dalla modernità epoca che, più che altre, sancisce l’architettura e l’urbanistica come media comunicativi. La fine dell’800 e l’inizio del 900. Si pensi all’arrivo di materiali prima mai (o quasi) usati. Il ferro ad esempio. La tour Eiffel, per tutti è simbolo della modernità. I grandi della modernità come Charles Baudelaire , Walter Benjamin, Georg Simmel hanno teorizzato questo periodo della società raccontando proprio la metropoli, i nuovi spazi, le innovazioni dell’architettura e dell’urbanistica, ma anche il ruolo dell’arte che sempre si re-inventa per collocarsi nei moderni spazi. Le invenzioni, non dell’arte, quelle tecnologiche portano Benjamin a riflettere sul fatto che le opere possano perdere la loro aura legata alla loro originalità e unicità. La loro riproduzione e diffusione attraverso la fotografia, il cinema, la foto-copia (scoperte della modernità) non le rende più uniche. L’arte perde l’aura è vero, ma in tanti (tutti no, almeno per ora) possono accedervi e goderne. Anche i palazzi e le opere architettoniche civili e pubbliche diventano più accessibili e più fruibili. Con la modernità l’arte e l’architettura diventano borghesi e più avanti diventeranno popolari (pop). Possiamo considerare tutto ciò educativo? democratico? Non sarà di certo sufficiente, ma queste prime tecnologie diffusive hanno iniziato a formare nuovi stili e nuovi gusti in modo più distribuito. Siamo ancora nella modernità. La tardo-modernità come ho già detto prima sviluppa molte altre tecnologie di altra natura e forza come Internet e i social network in cui immagini, interazioni rendono ancora più forte la partecipazione e collaborazione delle persone comuni. Penso a una collaborazione forte fra l’architettura e le diverse forme di arte e la possibilità di vederle sia andando lì nel luogo (originale) dove architetti e artisti hanno creato le loro opere (in alcuni casi senza neanche conoscersi fra loro) o guardarle in uno schermo che ce le mostra in diverse prospettive e angolature. È una sorta di lettura dell’arte oggi, nella contemporaneità che prende le mosse dalle osservazioni che fa Benjamin sul rapporto fra società e tecnologia. A partire da questo ci si può ancora interrogare sull’aura. Oggi come allora c’è la possibilità di far arrivare a tanti, opere belle, di valore e in modo ancora più vicino all’originale reale forse “iper-reale”. Resta la domanda, a parte l’esistenza o la resitenza dell’aura, se questa rappresentazione della realtà possa produrre sentimenti di empatia e di emozione. Vi sono piani diversi. Nella modernità ieri e nella tardo-modernità oggi, il disorientamento è possibile. Resta che la sperimentazione, l’innovazione in tutti i settori della ricerca, perciò anche nell’arte e nell’architettura, il loro essere assieme, il modo in cui arrivano alla gente, ci abituano a sentimenti nuovi ma non per questo meno veri e forti. Aveva ragione Edith Stein, allieva di Husserl, nel dire che l’empatia è un sentimento possibile a diversi livelli. Lei ne parlava nella modernità noi la facciamo nostra nella contemporaneità.

Testo di Mazzoli Lella